Calendario ISI 2007

SCARPE ROTTE, BISOGNA ANDARE
CALENDARIO 2007

 

COPERTINA

La foto di copertina è stata scattata in Sierra Leone, nel 2005 da Marco Piccinetti.
Una bambina piccolissima porta, con grande dignità e anche compostezza, un peso che non è soltanto quello del fascio di legna, ma è un peso più grande, legato alle sue condizioni di vita. Dal suo viso non traspare nessun segno di tristezza, il suo sguardo è molto attento, concentrato sul lavoro che sta facendo, ad indicare che la vera nobiltà sta nella fatica e  nell’umile lavoro quotidiano.
Marco Piccinetti dice di sé: « Probabilmente ho cominciato a fare il volontario in modo diverso dalla maggior parte delle persone. Durante un corso di fotografia nella campagna senese, Phil Borges, parlando del difficile mondo professionale della fotografia, suggeriva di collaborare con le ONG per fare delle bellissime esperienze fotografiche e umane. Non pensavo che il suggerimento facesse al caso mio, ma dopo due mesi e una breve ricerca su internet ero già in partenza per il Guatemala. Fu un’esperienza incredibile: venti giorni nel centro del Paese, in un villaggio dove una suora della provincia di Siena ospita e aiuta donne e bambini in difficoltà. Dopo quella prima esperienza, ne sono seguite altre, soprattutto in Africa ma anche in India e Moldova. Queste esperienze mi hanno fatto capire che le cose importanti della vita non sono molte e spesso sono le più semplici. Che un sorriso è un dono meraviglioso a qualsiasi latitudine e, spesso, meno cose hanno le persone e più i sorrisi sono caldi e sinceri. Che la guerra è una cosa orribile e non ci può essere nessun motivo valido per giustificarla. Che l’acqua è un dono prezioso e come tale va gestita. Che un mondo con tutte queste disparità e ingiustizie non ha un futuro brillante, ma che ognuno di noi deve fare quanto può per migliorarlo e che le cose possono cambiare.  In Toscana si dice che “ogni spino fa siepe”.»

GENNAIO

La foto di Gennaio è stata scattata da Fernando Bassi a Varanasi, in India, nel 2005.
Un uomo compie il rito delle abluzioni nel sacro fiume Gange. Vi sono, nel mondo, persone come questa che, con le mani e il volto  rivolte verso l’alto, esprimono al Dio in cui credono una preghiera, una domanda, quella domanda di felicità che è altro da sé, nella fiducia di un destino buono.
Fernando Bassi vive a Rolo, in provincia di Reggio Emilia, e lavora a Correggio, in un Istituto scolastico superiore come tecnico di computer. Da anni coltiva la passione per la fotografia e principale oggetto dei suoi scatti è l’uomo e la sua vita concreta. In un viaggio di qualche anno fa in India ha incontrato un padre missionario che condivide con questo popolo gioie sofferenze, ed è nata subito una grande amicizia. Questo incontro lo ha segnato profondamente tanto che, da allora, tutti gli anni, durante le ferie, si reca in India per aiutare questo suo carissimo amico.

FEBBRAIO

Questa fotografia di Giorgio Fornoni è intitolata “Donne con il burka”.
E’ stata scattata in Afghanistan nel 1996, nella città di Chaharikar, un tempo territorio dei Massud. Per lungo tempo questa città ha rappresentato la prima linea tra i Talebani e i Massud. Queste donne, vittime della guerra e della violenza, hanno il coraggio di portare un segno della loro identità.
Giorgio Fornoni è un commercialista affermato ma, appena può, parte e diventa il reporter appassionato dell’umanità e della vita delle persone in ogni angolo del mondo. Ha poco più di cinquant’anni e, da più di venti, fonde la passione per la fotografia a quella per l’uomo. I suoi video e i suoi scatti hanno assunto via via un valore antropologico e sociale, oltre che artistico, nel dare voce e visibilità a chi non ne avrebbe la possibilità. Nel febbraio 2000, subito dopo la caduta di Groznij in Cecenia, fu uno dei 14 giornalisti occidentali ammessi nel territorio riconquistato. Oltre alla Cecenia ha realizzato i suoi servizi in Afghanistan, Angola, Colombia, Bering, Ex-Zaire, Himalaya, Liberia, Eritrea, El Salvador e Sierra Leone. Ha inoltre avuto l’occasione di incontri molto importanti tra cui quello con l’Abbè Pierre, due anni prima della sua morte.

MARZO

Marzo è dedicato al giovane fotografo Quitzè Sabillon.
Tegucigalpa, Honduras, 2004. La foto è stata scattata davanti al “Congreso Nacional”, sede del parlamento. Una donna vive e lavora accanto alla piccola bancarella che per lei rappresenta tutto. L’obiettivo riprende il contrasto tra lo sfondo con le scritte di protesta dei lavoratori e questa signora che, con questa bancarella dove ha esposto tutto ciò che possiede, afferma, pur nella povertà, la dignità tranquilla e ordinata del suo lavoro.
Quitzè Sabillon è honduregno, membro di APHOS, una fondazione locale. Da due anni è in Italia, assegnatario di una delle borse di studio fiduciarie di ISI, grazie alla quale studia Storia e Conservazione dei beni culturali all’Università di Roma 3. Nel 2004 ha esposto in Italia in una mostra fotografica dal titolo “Aguardiente”.

APRILE

Ancora uno scatto di Marco Piccinetti, in un villaggio rurale dell’India, nello stato di Andhra Pradesh.
Un bambino disabile, in primo piano, è costretto a stare seduto per terra senza avere niente a cui appoggiarsi. A Madanapalle, come in altri villaggi rurali dell’India, il fenomeno della disabilità è vissuto con dignità e partecipazione della comunità. Questa foto ci testimonia che lo stare bene non è legato alla quantità di comodità che uno può avere, o alla perfetta salute, ma si sta bene quando si hanno vicini degli amici che condividono con te tutta una vita.

MAGGIO

Maternità” titola la foto scattata in Perù nel 1990 da Gian Guido Folloni.
In questo mondo dove prevale l’egoismo e l’individualismo, la scelta di essere madre e di donare la vita rappresenta un atto di grande coraggio e anche di resistenza per tenere alto il valore della vita.
Gian Guido Folloni è originario di Reggio Emilia. Ha studiato ingegneria meccanica presso l’università di Bologna. Tra il 1975 e il 1980 è giornalista a Bologna e a Milano per il quotidiano “Avvenire” di cui diviene direttore nel 1982 fino al 1990. Attualmente è vice-presidente dell’Istituto italiano per l’Asia.

GIUGNO

Questa foto di Karina Cedillos è stata scattata nel 2006 a San Salvador, in Centro America.
Di questa foto stupisce la tenacia e la determinazione di una giovane donna che non si è abbattuta di fronte al suo handicap fisico, ma ha lottato per coltivare la sua passione per il tennis e soprattutto per compiere quello che sentiva dentro di sé.
Karina Cedillos è nata a San Salvador nel 1975, dove attualmente vive e lavora presso una ditta giapponese, collaborando anche ad alcune riviste. Si è laureata in Scienze della Comunicazione e Giornalismo presso l’Università “Josè Simeòn Canas”. In Italia, nell’Agosto 2000, ha allestito la mostra “Le zone emarginate di Santa Tecla e di Antiguo Cuscatlàn”.

LUGLIO

Dario Lasagni riprende la provincia reggiana nel 1998.
“Ho pensato al tema della resistenza e la prima foto che mi è venuta in mente ritrae il custode di casa mia, un uomo di una grande nobiltà d’animo. Ha avuto una vita molto travagliata, ha attraversato la Grande guerra, è rimasto uomo di grande rettitudine e soprattutto ha lavorato con grande impegno e determinazione fino all’ultimo”.
Dario Lasagni è nativo di Reggio Emilia, attualmente vive a Bologna e lavora soprattutto in Italia e in Francia come fotografo pubblicitario. Oltre alla fotografia è un grandissimo appassionato di arte contemporanea. 

AGOSTO

Gianni Binelli firma la ripresa di una manifestazione islamica svoltasi a Reggio Emilia nel 2006; una manifestazione molto partecipata da persone che, pacificamente e dignitosamente manifestavano contro ogni violenza generata dai fondamentalismi di qualunque origine.
Il Signor Binelli è originario di La Spezia e da 11 anni vive a Reggio Emilia. Si occupa di teatro come regista, come attore ed anche come insegnante alle scuole superiori. Da diversi anni si occupa anche di teatroterapia con i tossicodipendenti e con i carcerati della sua città. In questo ampio quadro di esperienze si inserisce la passione per la fotografia, che coltiva quando i numerosi impegni lo permettono, come un linguaggio che permette di esprimere la propria interiorità e di lasciare un messaggio.

SETTEMBRE

La foto è dedicata ad Anna Politkovskaja, ritratta da Giorgio Fornoni nel 2003.
“Tutti hanno paura ora, e anch’io sono parte del tutto. Anch’io ho paura, ma questa è la mia professione, e avere paura è una cosa tua personale. La professione esige che si lavori e si parli di quello che è il fatto principale nel Paese, e la guerra che continua è questo il fatto principale. Perché lì muore la nostra gente.”
Anna ha dedicato tutta la sua vita per testimoniare la dura resistenza del popolo ceceno, le sue lotte e le sue grandi sofferenze. Il suo lavoro di giornalista libera e di appassionata testimone le è costato la vita. E’ stata assassinata sotto casa, a Mosca, il 7 Ottobre del 2006.

OTTOBRE

Anche questa foto è di Giorgio Fornoni ed è stata scattata nel 1996 a San Cristobal de las Casas in Chiapas.
Giorgio Fornoni compie un reportage in Chiapas tra i guerriglieri zapatisti; la foto è parte delle riprese con le quali documenta che la forza della resistenza è nel seguire un’idea e nel lottare per essa. Durante l’attacco a San Cristobal del las Casas molti zapatisti morirono per difendere i loro ideali.

NOVEMBRE

Ugo Panella, nel 1977, è arrivato in finale al World Press Photo con un servizio su padre Alex Zanotelli a Gorokocho, in Kenia.
Gorokocho è una baraccopoli alla periferia di Nairobi in cui vivono centinaia di persone in baracche di fango, nella miseria più totale. Per anni padre Zanotelli ha vissuto in questo luogo, condividendo tutto con queste persone. Nella foto sta confessando una donna malata di AIDS. E’ un momento di preghiera di tutta la comunità, è la domanda al creatore della vita che nasce da una grande sofferenza, ed è la domanda di un abbraccio che dia il coraggio di affrontare le prove più dure.
Ugo Panella vive e lavora a Milano. Nella ormai lunghissima professione di reporter ha lavorato in molti paesi, tra cui il Nicaragua, Israele, Perù, El Salvador, Albania e Sierra Leone. Nel 1998 ha pubblicato sul magazine “D” di Repubblica la tragedia delle migliaia di donne acidificate in Bangladesh. Questo stesso reportage è stato poi esposto nel 2006, durante il convegno internazionale “Tonalestate”, presso l’Hotel Mirella di Ponte di Legno (BS). Nel 2005, sempre nell’ambito della medesima manifestazione, ha esposto un reportage sulle prostitute bambine in Bangladesh.

DICEMBRE

Bogotà, Colombia, 2004. Lo scatto è parte di un lavoro di Paolo Poce sulla tortura psicologica subita dai “desplazados”.
Colpisce l’intensità dello sguardo tra questa madre e la sua bambina, uno sguardo pieno di affetto e di gratitudine per il dono della vita. La madre accenna un lieve sorriso a testimoniare che da quello sguardo della figlia trae la gioia e la speranza per continuare a vivere e a lottare.
Paolo Poce è nato a Roma nel 1973 e si è diplomato alla scuola di fotografia “Riccardo Bauer” nel 2000. Nel 2004 ha realizzato il documentario sull'olocausto del popolo nomade da cui è stato tratto un libro frutto di un indagine molto approfondita sulla condizione dei Rom. Dal 2002 è docente di teoria e tecnica fotografica per il Fondo Sociale Europeo.

LA FOTO DI CONGEDO

Karina Cedillos con una foto scattata a San Francisco nel 2005 e intitolata “Street Mucican”.
Con un po’ di ingegno, in un angolo della strada, un ragazzo si è costruito un piccolo palcoscenico dove esibirsi con la sua musica e raccogliere qualche soldo per sopravvivere. Anche la sua è resistenza a questo mondo dove sembra che ciò che conta di più sia avere una bella immagine e il fare carriera.



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